Per orientarsi quando si compra un cognac dai piccoli produttori dei crus più pregiati, grande e petite champagne, dove il cognac deve maturare più a lungo del minimo legale per raggiungere buone caratteristiche, possiamo dare uno schema di massima che indica la finestra d’età degli assemblages: VS: raramente in commercio, se si trova ha 4-7 anni circa. VSOP (RESERVE): di solito è l’offerta base dell’azienda, ha 7-10 anni circa. NAPOLEON: spesso di 12-15 anni di media. XO (VIEILLE RESERVE): tra 20 e 25 anni di media. HORS D’AGE: tra 25 e 35 anni di media. EXTRA (TRES VIEILLE RESERVE): sopra i 40 anni d’età media, con punte di 70/80. Talvolta prendono il nome di HERITAGE seguito dal nome del defunto.

ROMANÈE CONTI,UNA LEGGENDA



"Les dieux nous auraient-ils laissé en souvenir dans ce carré de terre, la trace fascinante d'une perfection intemporelle ?" 
(Richard Olney dans "Romanée-Conti")



Nel 1232, l'Abbazia di San Vivant in Vosne acquistò 1,8 ettari di vigneto.
Nel 1631 venne acquistato dalla famiglia de Croonembourg, che la ribattezzò Romanée per il fatto che nell'antichità quel vigneto apparteneva al Prefetto di Roma.
Nello stesso tempo acquistarono gli adiacenti vigneti di La Tâche.
Nel 1760, quando André de Croonembourg decise di vendere le terre, la vendita divenne oggetto di una guerra tra l'offerta di madame de Pompadour, amante del re Luigi XV di Francia, ed il suo acerrimo nemico Louis François I de Borbone-Conti.
Il principe l'ebbe vinta e la vigna divenne nota come Romanée-Conti..
Ma con la Rivoluzione francese venne confiscata e messa all'asta..... poi passata di mano in mano fino ai Leroy ,ai Roch e a De Villaine dei nostri giorni.



Al fine di evitare la compattazione del terreno con l'uso dei trattori, i cavalli sono stati reintrodotti a coltivare i vigneti di Romanée-Conti e Le Montrachet.
Le rese sono molto basse con una media di 25 hl/ha (il rendimento di un Grand Cru è di solito 35 hl/ha). 
In altre parole, ci vuole la produzione di tre viti per produrre una bottiglia di Domaine de la Romanée-Conti. Le rese sono ridotte attraverso la potatura nella fase precoce della stagione, e la potatura verde nel mese di luglio-agosto con un passaggio di pulizia completato immediatamente prima del raccolto al di sotto del taglio di uve. Al momento del raccolto, i grappoli vengono ordinati in piccoli cesti per essere esaminati singolarmente.
Il minimo intervento in cantina permette una vinificazione del tutto naturale. 
La fermentazione si svolge a temperature relativamente basse.
La tenuta ha la sua fornitura privata di rovere dalle foreste di Troncais. 
In botti al 100% nuove, la maturazione dipende dalla qualità della vendemmia. 
Le barriques devono essere nuove per eliminare qualsiasi possibilità di contaminazione che potrebbe derivare da vecchie botti, e di sposare l'unica qualità del frutto. 
Non vi è alcuna filtrazione, ma viene utilizzata la tecnica di chiarificazione con l'uovo. I vini passano dai sedici ai venti mesi in legno prima dell'imbottigliamento.



Questa la produzione e le etichette del Domaine.



ROMANÈE-CONTI

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 1,8 ettari (monopole)
Età media delle viti: 53 anni
Produzione media: 450 casse





LA TÂCHE 

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 6,06 ettari (monopole)
Età media delle viti: 47 anni
Produzione media: 1.870 casse







RICHEBOURG 

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 3,51 ettari
Età media delle viti: 42 anni
Produzione media: 1.000 casse





ROMANÉE-ST-VIVANT 

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 5,28 ettari
Età media delle viti: 34 anni
Produzione media: 1.500 casse








GRAND ECHÉZEAUX   

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 3,52 ettari
Età media delle viti: 52 anni
Produzione media: 1.150 casse









ECHÉZEAUX

Vitigno: Pinot Nero
Vigneto: 4,67 ettari
Età media delle viti: 32 anni
Produzione media: 1.340 casse









MONTRACHET

Vitigno: Chardonnay
Azienda vigneto: 0,67 ettari
Età media delle viti: 62 anni
Produzione media: 250 casse





Questi i grandi rossi (pinot nero) e chardonnay per il Montrachet,unico vino bianco del Domaine.
Un patrimonio di vigne tutte grand cru, due in Monopole, e cioè la Romanée Conti (1,8 ha) e La Tache ( 6 ha) , di proprietà completa del Domaine. 
Poi Richebourg ( 3,5 ha) , Romanée St.Vivant ( 5,3 ha) , Grands Echezeaux ( 3,5 ha) , Echezeaux (4,7 ha), Montrachet (0,7ha) .
Ci dovrebbe essere anche un fazzoletto da naso di Batard Montrachet non sempre dichiarato sui sacri testi, altro grand cru, ultimo piccolo grand cru, ma così piccolo che la limitata quantità di vino ricavato è trattenuto per consumo interno alle famiglie dei soci , Villaine e Roch. Chissà se è buono, chissà se ci mettono meno legno rispetto al Montrachet.
25 ettari di grand cru (sono 7) sono moltissimi da quelle parti, ed il solo valore economico dei terreni è incalcolabile.



La conversione alla biodinamica su questi terreni è stata progressivamente applicata , rincorrendo un po’ la strada intrapresa dalle due signore della Cote D’Or, Leroy e Leflaive, e  i risultati sono sicuramente confortanti, perché i vini hanno mantenuto la finezza e  l’eleganza tipiche dei terroir di Vosne, anche se dopo l’uscita della famiglia Leroy lo stile si è fatto più cupo, più concentrato, e soprattutto l’affinamento in legno ha cominciato a lasciare troppo il segno sulla finezza del pinot noir di Vosne, dove dovrebbero essere sempre i toni floreali a dominare l’elegante bouquet, mentre il presumibile elevage in legno nuovo lascia un segno indelebile.


Il discorso non cambia su Montrachet, dove la ricerca di un frutto vendemmiato molto maturo e il pesante elevage in legno si farà sentire a lungo, per decenni, ma è questo lo stile scelto, prendere o lasciare, come è altrettanto discutibile la scelta di far nascere qualche anno fa la trascurabile Vosne Romanée 1er cru cuvèe denominata Duvault Blochet in ricordo del proprietario del Domaine alla fine dell’800. Scelta che rompe con il passato, dove lo statuto prevedeva la sola commercializzazione di vini grand cru, e soprattutto migliori di questa robetta diluita e senza nerbo.Un errore.


Il termine Domaine, che in questo caso riflette pienamente il concetto borgognone di insieme di diversi cru, di diversi climat, coltivati e vinificati separatamente secondo le tradizioni centenarie che hanno portato ad identificare e dividere con i tipici muretti in pietra i diversi cru, riconoscendone quindi da secoli le piccole o grandi differenze, diversamente dal bordolese, dove il termine Chateau identifica qualche cosa di più generico, dove può anche essere uno solo il vino derivato da tutte le estensioni delle vigne, anche di diverso climat o addirittura di diverso vitigno. Un savoir faire, quello bordolese, che in sintesi è stato a suo tempo bollato lapidariamente da Madame Leroy ( alla DRC fino all’inizio degli anni ’90)  come “ "Melangeurs Parkerisè”.(da Parker and Wine Spectator Magazine....agenzia americana di eno-rating....)

Nonostante le mille vicissitudini storiche i vini del DRC sono tuttora i più quotati sul piano speculativo a livello mondiale, e non solo per essere diventati mitici grazie alla lunghissima tradizione ed alla relativa scarsità di bottiglie prodotte,  ma anche perché ci fu un tempo, almeno fino alla metà degli anni ’80 inizio ’90 , in cui le persone appassionate e benestanti li compravano per berli perchè erano eccellenti, e non per lucrare spregiudicatamente su  ogni mercato emergente
Nel 1945 furono prodotte soltanto seicento bottiglie di Romanee Conti,una di queste é stata
battuta da Christie's a Ginevra a 35 mila euro
 Tra il 2003 e il 2008, quando negli Usa i milionari in dollari si moltiplicavano grazie alla speculazione finanziaria a Wall Street,un certo Kurniawan riusci ad infinocchiare perecchi di questi nuovi ricchi spacciando bottiglie false di gran marca,e senza pudore visto che mise in asta bottiglie del 1945 di un produttore (che per sua sfortuna era in sala) che aveva iniziato a produrre nel 1982!!

Quindi, volendo tralasciare storie che sanno troppo di muffa o sono ormai coperte da molte ragnatele,torniamo a bomba.La situazione storica che più ha inciso sul successo attuale è stata la lungimiranza di Henri Leroy, che rilevò in condizioni pressoché fallimentari il Domaine ed oltre a risistemarne  i conti e rilanciarne il prestigio internazionale nel secondo dopoguerra, bloccò il patrimonio di vigne con uno statuto societario che impedì la polverizzazione delle proprietà per ricaduta ereditaria, come accaduto in altri mille casi in Borgogna, dove certi grand cru come Clos Vougeot o Chambertin sono sbriciolati tra decine di proprietari diversi.

La Romanée Conti,  materia di leggenda, sorgente di mistero, di voluttà e trascendenza. Una vigna che già da sola fa sognare e viaggiare con l’immaginazione, meno di due ettari la Romanée Conti, meno di due ettari incastonati su un dolce pendio della Cote de Nuits, in Cote d’or (contrazione di Cote d’Orient) , all’interno del piccolo villaggio di Vosne Romané.




Una bottiglia di vino può essere più di quello che si beve, può anche essere un simbolo, rappresentare l’eccellenza assoluta nell’arte della viticoltura, dell'enologia, dell'eleganza,della perfezione.

Se questo é vero,nessuno più di una bottiglia di Romanèe Conti merita di essere un tal simbolo.